Latte: speciale bambini e anziani

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Il secondo studio, recentemente pubblicato dalla rivista scientifica Heart (4), è stato condotto congiuntamente dall’Istituto di Ricerca Medica di Brisbane, dall’Università di Brisbane (Australia) e dall’Università di Bristol (Regno Unito). Lo scopo dello studio era di verificare se esiste una associazione fra il consumo di latte e derivati nell’infanzia e mortalità in età adulta per cardiopatia coronarica, per ictus o per tutte le cause.

Per questo studio si sono utilizzati i dati raccolti in Inghilterra e Scozia su 4374 bambini, le famiglie dei quali tra il 1937 e il 1939 avevano preso parte ad una ricerca sui propri consumi alimentari.

Le cause di morte sono state accertate fra il 1948 e il 2005 e si è osservato che il rischio di mortalità per ictus era minore fra coloro che, da piccoli, appartenevano ad una famiglia con una dieta ad elevato contenuto di calcio.

Una “dieta familiare” ricca in prodotti lattiero caseari o in calcio, era inoltre associata con una riduzione della mortalità per tutte le cause del 23%.

È interessante notare che gli effetti benefici dell’apporto di calcio e di prodotti lattiero caseari suggeriti da questo studio, si sono evidenziati a livelli di assunzione stimati simili a quelli attualmente raccomandati per i bambini relativamente ai prodotti lattiero caseari e al calcio.

Per gli anziani

In uno studio pubblicato su Epidemiology (5) e condotto in Italia dal Dipartimento di Epidemiologia – Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio, si è valutata l’associazione fra il consumo di specifici gruppi di alimenti e nutrienti e la sopravvivenza complessiva a 5 anni, di 162 persone autosufficienti residenti presso una casa di riposo di Roma.

Si è osservato che un consumo frequente di succo di agrumi, di latte e di yogurt, un basso consumo di carne e un elevato apporto di vitamina C, di vitamina B2 e di acido linoleico erano associati con la longevità.

In particolare, chi consumava latte o yogurt almeno 3 volte alla settimana aveva un rischio di mortalità del 62% più basso rispetto a chi ne consumava meno di una volta alla settimana.

Ma dal latte e dai formaggi potrebbe arrivare un aiuto non solo per vivere a lungo ma anche per mantenere la mente sveglia.

A questo riguardo, in una ricerca 6 condotta negli USA su più di 1000 anziani partecipanti ad uno studio di Sorveglianza, è stato suggerito che il consumo di formaggio sia associato con una minore prevalenza di disturbi cognitivi, con effetto dose dipendente.

In particolare, le persone che mangiavano formaggio almeno una volta alla settimana avevano il 40% di probabilità in meno di soffrire di disturbi cognitivi rispetto a coloro che ne mangiavano meno di una volta alla settimana.

Questa è la prima volta che viene riportata una associazione di questo tipo. Le ipotesi formulate dai ricercatori riguardano la possibilità che i potenziali effetti negativi degli acidi grassi saturi possano essere controbilanciati dall’azione protettiva dei grassi monoinsaturi e polinsaturi, o che possano essere coinvolte altre sostanze presenti nei formaggi come la vitamina A, antiossidante, o la tiramina, un aminoacido che potrebbe giocare un ruolo in questa osservata.

APPROFONDIMENTO

FUMO è la seconda causa di morte al mondo: un adulto su dieci muore per gli effetti del fumo sulla propria salute.

Il consumo di tabacco è anche la prima causa di morte prevenibile al mondo e ogni anno provoca più di 5 milioni di morti: più di quelli causati da malaria, Aids e tubercolosi messe insieme1.

ATTIVITA’ FISICA l’esercizio fisico, sia quello svolto per l’attività lavorativa sia quello a cui ci si dedica nel tempo libero, come camminare, nuotare, andare in bicicletta, ballare, contribuisce positivamente alla longevità.

MANTENERE UN PESO SALUTARE è un altro fattore importante per una vita più lunga.

IL GRADO DI ISTRUZIONE valutabile attraverso gli anni di scolarizzazione, è stato associato con una maggiore aspettativa di vita.

LO STATO CIVILE è stata riportata una maggiore longevità nei coniugati rispetto ai non coniugati.

APPROFONDIMENTO VITA SANA

Un contributo importante per il mantenimento dello stato di salute, e quindi anche per l’aspettativa di vita, giunge dalle tecnologie applicate agli alimenti.

Fra queste il trattamento termico è sicuramente quello che è da sempre il più utilizzato per assicurare la morte dei microrganismi e quindi una maggiore sicurezza d’uso dell’alimento stesso. La gran parte dei microrganismi viene inattivata a una temperatura di circa 60 °C per mezz’ora (la classica temperatura di pastorizzazione) o a temperature più alte per tempi più brevi. Nel momento in cui si tratta un alimento al calore, ad esempio nelle conserve, bisogna tener presente che ci sono microrganismi resistenti, soprattutto gli sporigeni, per cui le temperature devono raggiungere dei valori elevati, dai 90 °C ai 120 °C per tempi anche lunghi.

E molto importante è anche il freddo: le basse temperature di conservazione rappresentano un freno alla crescita microbica: lo sviluppo della gran parte dei microrganismi viene rallentato al di sotto dei 4 °C.

È buona norma igienica quindi porre tutti gli alimenti deperibili in frigorifero subito dopo l’acquisto. Anche gli alimenti cotti devono essere fatti raffreddare rapidamente e poi posti in frigorifero.

La refrigerazione rappresenta uno dei cardini fondamentali per la conservazione degli alimenti: la maggior parte delle tossinfezioni alimentari si verificano per una cattiva conservazione degli alimenti a livello casalingo.

Tratto da http://www.iss.it/binary/publ/

cont/25.1229957868.pdf

BIBLIOGRAFIA

4 Van der Pols JC, Gunnell D, Williams GM, Holly JM, Bain C, Martin RM. Childhood dairy and calcium intake and cardiovascular mortality in adulthood: 65-year follow-up of the Boyd Orr cohort. Heart. 2009 Oct;95(19):1600-6. Epub 2009 Jul 29.

5 Fortes C, Forastiere F, Farchi S, Rapiti E, Pastori G, Perucci CA Diet and overall survival in a cohort of very elderly people. Epidemiology. 2000 Jul;11(4):440-5

6 Rahman A, Sawyer Baker P, Allman RM, Zamrini E.Dietary factors and cognitive impairment in community-dwelling elderly.J Nutr Health Aging. 2007 Jan-Feb;11(1):49-54.

Autore: Carla Favaro

Comitato scientifico

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