Non esiste una cura per l’intolleranza, ma…

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Nelle situazioni iniziali o borderline, la maggior parte dei nutrizionisti consiglia di non smettere completamente di consumare latte e latticini, ma assumerne piccole quantità quotidianamente per cercare di stimolare la produzione di lattasi da parte dell’intestino. Anche il ricorso ai latticini con fermenti probiotici è una via percorribile poiché i fermenti lattici facilitano la digestione del lattosio e parallelamente stimolano l’intestino a produrre la lattasi (5).
In mancanza di miglioramenti, è indispensabile affidarsi ai prodotti senza lattosio o a ridotto contenuto di questo zucchero, secondo la propria risposta individuale.

Volendo, si può anche incominciare a utilizzare compresse a base di Ti-lattasi (6) e beta-galattosidasi (entrambe derivate da un lievito, il Kluyveromyces lactis) nelle situazioni in cui non si è certi della presenza di lattosio nei cibi.
Attualmente, sono in corso varie ricerche e studi clinici sull’intolleranza al lattosio. I principali – alcuni ancora in cerca di candidati – sono consultabili attraverso la sezione dedicata del portale clinicaltrials.gov, cui fanno riferimento le sperimentazioni attive in tutto il mondo (7).

DIETA LACTOSE FREE: PIÙ FACILE GRAZIE AI NUOVI CLAIMS

Latte, crescenza, mozzarella, stracchino, mascarpone, ricotta, burrata e burro ottenuti con latte delattosato sono stati accolti dai consumatori con entusiasmo perché sono identici, sia per gusto sia per valori nutritivi, ai loro omologhi tradizionali. Attualmente il 10% di tutto il latte in vendita è delattosato.

Un mercato che in 5 anni è cresciuto in volume del 38% e – nell’ultimo anno – del 13,5%.
Nell’universo lattiero-caseario ci sono, però, anche prodotti naturalmente a basso contenuto di lattosio e quindi più tollerati, come yogurt e latti fermentati in cui i batteri lattici hanno un’azione pre-digestiva.

Ci sono poi i prodotti caseari completamente privi di lattosio come i formaggi a lunga stagionatura, ad esempio Grana Padano e Parmigiano Reggiano, in cui il processo di stagionatura porta il lattosio a livelli prossimi allo zero.
Riconoscerli ora è diventato più semplice, perché la loro peculiarità può essere riportata sulla confezione. Infatti il Ministero della Salute ha recentemente dato il via libera a 2 nuovi claims:

  • NATURALMENTE PRIVO DI LATTOSIO quando il tenore residuo di lattosio è inferiore a 0,1 g/100g, e
  • NATURALMENTE A RIDOTTO CONTENUTO DI LATTOSIO quando il tenore residuo di lattosio è inferiore a 0,5 g/100g.

 

dieta esclusione

1 Una dieta “lactose free” senza rinunciare ai latticini? Si può!

 

2 Si fa (troppo) presto a dire intolleranza…

 

3 Non esiste una cura per l’intolleranza, ma…

 

4 “Senza lattosio” non significa necessariamente “senza latte”

 

Autore:

SAMANTHA BIALE, nutrizionista-diet coach e giornalista

 

Scarica il numero di Ottobre 2016 de L’Attendibile:

Latticini e benessere
Una dieta “lactose free” senza rinunciare ai latticini? Si può!

Il lattosio è diventato un ‘sorvegliato speciale’ nelle diete di molte persone che stanno cambiando radicalmente le proprie abitudini alimentari. A volte, senza motivo. Ecco come porsi di fronte alla questione lattosio, senza fare scelte o sacrifici inutili.

 

 

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