Il caso del calcio

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Fra i vari aspetti dell’alimentazione e dello stile di vita, particolare attenzione va dedicata al calcio. Di questo (e/o dei prodotti lattiero caseari), negli ultimi 25 anni sono emerse dalla ricerca numerose evidenze sui potenziali ruoli benefici che vanno ben oltre l’osteoporosi e che includono, fra gli altri, ipertensione, tumore del colon, sindrome dell’ovaio policistico, sindrome premestruale, insulino resistenza e obesità (1).

Riguardo all’osteoporosi, gli apporti di calcio ne condizionano il rischio influenzando il picco di massa ossea che viene raggiunto intorno ai 30 anni di età o prima (1). In particolare, durante l’adolescenza viene accumulato il 45% o più della massa ossea scheletrica totale. Una adeguata assunzione di calcio è necessaria per il raggiungimento di un picco di massa ossea che sia piena espressione delle potenzialità genetiche dell’individuo. Spesso però la dieta di bambini e adolescenti non apporta adeguate quantità di calcio e lo confermano anche dati italiani (2,3).

Ancora una volta, i genitori possono avere una influenza positiva rendendo disponibili le fonti alimentari di calcio, in primo luogo latte e suoi derivati, fungendo da modello, rinforzando comportamenti positivi. Ci sono però varie barriere che possono ostacolare il raggiungimento di questo obiettivo.

Vediamone alcune:

Presunte intolleranze al lattosio

La “percezione” di essere intolleranti al lattosio può essere uno dei fattori che porta a ridurre fortemente, se non addirittura ad escludere, il latte e i suoi derivati. Questo può avere conseguenze negative sugli apporti di calcio e, a lungo termine, sulla salute.

Così per esempio in un recente studio condotto su 3.452 adulti americani, coloro che avevano “la percezione” di essere intolleranti al lattosio (12,3% del totale) erano caratterizzati da un apporto giornaliero di calcio da prodotti lattiero-caseari (rilevato attraverso un apposito questionario) inferiore rispetto a coloro che non pensavano di essere intolleranti (in media 404 mg/die contro 593 mg/die). Inoltre, nella popolazione con percepita intolleranza al lattosio si è rilevata una percentuale maggiore di diabete e di ipertensione rispetto alla popolazione che non si riteneva intollerante (rispettivamente 16,56% vs 11,43% e 16,01% vs 10,22) (4).

E in un altro studio condotto negli USA su quasi 300 ragazze di 10-13 anni di età, si è visto che, indifferentemente dallo stato di maldigestione al lattosio, le ragazze che si percepivano intolleranti al latte avevano apporti di calcio più bassi (in media di 212 mg al giorno) rispetto a quelle che non avevano questa percezione. Le prime mostravano anche un contenuto minerale a livello della colonna vertebrale significati-vamente più basso delle seconde (5).

Talvolta sono proprio i genitori che “ritenendosi” intolleranti al lattosio riducono il consumo di prodotti lattiero caseari anche nei figli. È invece importante sapere che certe contromisure adottate per affrontare una autodiagno-sticata intolleranza al lattosio possono presentare dei rischi.

E comunque, anche nel caso di una reale intolleranza, la maggior parte delle persone può comunque assumere fino a 240 ml di latte al giorno, equivalenti a 12 grammi di lattosio, senza sviluppare sintomi. Sempre per queste persone, ci sono alcuni semplici accorgi-menti che possono essere di grande utilità.

La cattiva abitudine di non far colazione

Anche l’abitudine di saltare la prima colazione può influire negativamente sugli apporti giornalieri di calcio (1). In uno studio, bambini e adolescenti di 6-19 anni consumavano dal 23% al 30% del loro apporto di calcio a colazione (1).

Un motivo in più, quindi, per favorire questa sana abitudine che è stata associata con numerosi aspetti positivi per la salute, compresi una alimentazione e uno stile di vita complessivamente più corretti.

Da una indagine condotta in Italia su 509 studenti del primo anno di scuola secondaria, si è visto invece che gli adolescenti non danno importanza a questo primo pasto della giornata che risulta spesso non completo o addirittura as-sente e che solo il 50% degli intervistati dichiara di bere latte (6).

Invece, il latte o lo yogurt dovrebbero rappresentare uno dei protagonisti principali della prima colazione. Ancora una volta, l’esempio ed il supporto dei genitori è molto importante.

Il timore che il latte faccia ingrassare

Uno dei fattori che può portare a limitare il consumo di prodotti lattiero caseari e gli apporti di calcio da parte dei ragazzi, femmine in particolare, è la paura di ingrassare o il desiderio di dimagrire (1). Essere spesso “a dieta” è stato infatti associato con inadeguati apporti di calcio sia nei maschi che nelle femmine (1).

È quindi importante che i genitori per primi siano consapevoli che diversi prodotti – come il latte e lo yogurt a ridotto contenuto di grassi – rappresentano una ottima fonte di calcio e hanno un modesto contenuto calorico ma, prima ancora, che studi condotti su bambini e adolescenti hanno evidenziato che i prodotti lattiero caseari possono essere consumati senza che questo comporti un aumento di peso o di massa grassa e che in alcuni casi un più elevato consumo di latte e derivati è risultato addirittura associato con un ridotto rischio di essere sovrappeso e obesi (1).

Bibliografia

1. T. A. Nicklas, Calcium Intake Trends and Health Consequences from Childhood through Adulthood Review. Journal of the American College of Nutrition, Vol. 22, No. 5, 340–356 (2003)

2. Martone D, D’Addesa D, Scanu A, Censi L, Bevilacqua N, D’Addezio L, Menghetti E . Food consumption and energy and nutrient intakes in a group of Roman adoles-cents .Minerva Pediatr. 2010 Apr;62(2):139-46..

3. Coaccioli S, Ponteggia M, Ponteggia F, Fatati G, Di Gianvito A, Puxeddu A. Osteoporosis prevention: a reasoned examination of food habits and physical activities in a schoolchil-dren population in central Italy. Clin Ter. 2006 Nov-Dec;157(6):489-94

4. Nicklas TA, Qu H, Hughes SO, He M, Wagner SE, Foushee HR, Shewchuk RM. Self-perceived lactose intolerance results in lower intakes of calcium and dairy foods and is associated with hypertension and diabetes in adults Am J Clin Nutr. 2011 Apr 27. [Epub ahead of print]

5. Matlik L, Savaiano D, McCabe G, VanLoan M, Blue CL, Boushey CJ Perceived milk intol-erance is related to bone mineral content in 10- to 13-year-old female adolescents. Pedi-atrics. 2007 Sep;120(3):e669-77

6. Mereu A, Massa R, Cuccu A, Serra AR, Martinetti M, Lisci L, Montisci MR, Vincis G, Contu P .Collaboration between general practitioners and the school: survey about stu-dent’s dietary habits in the first classes of secondary school in the province of Carbonia-Iglesias Sardinia.Ann Ig. 2011 Jan-Feb;23(1):3-12.

Autore: Carla Favaro

Comitato scientifico

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