Intolleranze alimentari: verità e bugie

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Vi è crescente convincimento nell’opinione pubblica del proliferare di intolleranze alimentari, responsabili di varie sintomatologie (emicrania, stipsi, gonfiore addominale, persino sovrappeso o obesità).

La diffusione di siti poco affidabili, la comparsa di tests diagnostici fasulli e non ultima la recente deriva vegana supportata anche, purtroppo, da alcuni personaggi influenti nella medicina e nell’opinione pubblica, inducono un crescente numero di persone in Italia e nel mondo ad evitare il consumo di latte.

Ciò costituisce un pericolo e un importante fattore di rischio per la salute pubblica, poiché il consumo adeguato di prodotti lattiero-caseari è correlato con importanti benefici per la salute.

I prodotti lattiero caseari sono importanti infatti non solo nella prevenzione dell’osteoporosi [1], ma anche di molte delle patologie del nostro tempo, dalla sindrome metabolica, all’ipertensione, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di tumore [2, 3].

Latte e derivati sono la fonte privilegiata di calcio e la gestione dell’intolleranza al lattosio richiede soprattutto una corretta educazione alimentare, oltre allo sviluppo di prodotti sempre migliori.

Il malassorbimento di lattosio è infatti una condizione abbastanza diffusa nella popolazione adulta, ma che quasi mai necessita della eliminazione del latte. Può essere invece facilmente gestito in diversi modi:

  • consumare regolarmente piccole quantità di lattosio “aggiusta” la flora batterica del colon che impara a digerirlo, permettendo il consumo di quantità maggiori;
  • consumare yogurt e formaggi stagionati apporta quantitativi ridotti di lattosio e, nel caso dello yogurt, lattasi che aiuta nella digestione;
  • consumare latte insieme ad altri alimenti, come è d’abitudine per la prima colazione, rallenta il transito intestinale facilitando la digestione del lattosio;
  • consumare latte delattosato, il cosiddetto latte HD, rappresenta un valido ausilio nei casi più gravi. Lo si può acquistare nei punti vendita oppure si può ottenere in casa un prodotto analogo tramite l’uso di complementi di lattasi da sciogliere nel latte o si può assumere il complemento poco prima del consumo di latte e permetterne la digestione.

Bibliografia

1. Savaiano, D., Lactose intolerance: an un-necessary risk for low bone density. Nestle Nutr Workshop Ser Pediatr Program, 2011. 67: p. 161-71.

2. Crichton, G.E., et al., Dairy consumption and metabolic syndrome: a systematic review of findings and methodological issues. Obes Rev, 2011. 12(5): p. e190-201.

3. Nicklas, T.A., et al., Self-perceived lactose intolerance results in lower intakes of cal-cium and dairy foods and is associated with hypertension and diabetes in adults. Am J Clin Nutr, 2011. 94(1): p. 191-8.

Autore: ANDREA GHISELLI

Comitato scientifico

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