Bambini e adolescenti: la buona abitudine di bere latte (anche aromatizzato)

0

Una nuova conferma dell’importante ruolo del latte (anche aromatizzato) nella dieta dei più giovani giunge dagli Stati Uniti dai dati raccolti nell’ambito di un vasto studio di sorveglianza (National Health and Nutrition Examination Surveys) relativi a più di 7500 bambini ed adolescenti di età compresa fra 2 e 18 anni (1).

Dalla valutazione delle abitudini alimentari (rilevate attraverso la trascrizione degli alimenti e bevande consumate nelle 24 ore precedenti) e degli Indici di Massa Corporea (IMC) di questi soggetti, è emerso che coloro che includevano latte aromatizzato nella loro dieta riportavano consumi di latte maggiori rispetto a chi lo prendeva solo al naturale.

Inoltre, gli apporti di vitamina A, calcio, fosforo, magnesio, potassio e di acidi grassi saturi erano significativamente più bassi nei “non bevitori” rispetto ai bevitori.

In particolare, mentre gli apporti di calcio delle ragazze che bevevano latte erano di circa 1000 mg al giorno, quelle che non lo bevevano ne introducevano meno di 600 mg. In sintesi, questo studio suggerisce che la presenza di latte, anche aromatizzato, nella dieta di bambini e adolescenti influenzi positivamente gli apporti di nutrienti, senza conseguenze negative sul peso: infatti l’IMC dei bevitori di latte era comparabile o addirittura più basso di quello dei non bevitori.

L’etichetta

L’informazione al consumatore in materia di sicurezza d’uso, così come di adeguatezza nutrizionale, trova il suo veicolo primario e capillare nell’etichetta apposta sulla confezione dei prodotti. È importante che, a questo proposito, il consumatore sappia comprenderne il significato.

In particolare, per quanto riguarda la etichettatura nutrizionale:

· non è obbligatoria ma lo diventa se l’azienda decide di evidenziare un particolare componente, come per esempio il calcio nel latte;

· il formato della tabella varia a seconda dei nutrienti evidenziati: si va dal tipo più semplice, che prevede l’elencazione di soli 4 valori (energia, proteine, grassi e carboidrati), a versioni via via più complesse che riportano indicazioni anche sul contenuto di zuccheri, acidi grassi saturi, fibre, sodio ed, eventualmente, vitamine, minerali o altri nutrienti o sottogruppi di quelli precedenti;

· le indicazioni nutrizionali su vitamine (latte e derivati sono ricchi di alcune vitamine liposolubili) e sali minerali (come il calcio di cui il latte è particolarmente ricco) possono essere riportate se e solo in dose tale da garantire almeno il 15% della dose giornaliera raccomandata (RDA).

Cosa significa “preferibilmente”

Fra le indicazioni che devono obbligatoriamente figurare in etichetta dei prodotti alimentari in genere, vi è anche il termine minimo di conservazione (TMC) o la data di scadenza.

Il termine minimo di conservazione è la data minima fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione; esso va indicato con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, seguita dalla data oppure dalla indicazione del punto della confezione in cui essa figura. Il superamento di questo termine non implica che il prodotto sia automaticamente scaduto; l’alimento, dunque, può continuare ad essere commercializzato sotto la responsabilità del venditore, cui spetta di verificarne la piena sicurezza.

La data di scadenza – la cui dicitura è “da consumarsi entro” – è invece un termine categorico e sta ad indicare il tempo massimo di conservazione. In questo caso la commercializzazione dopo il superamento della data è vietata.

Della scelta del tipo di indicazione da fornire – se il “TMC” o la data di scadenza – è normalmente responsabile il fabbricante, che deve valutarla in funzione della deperibilità microbiologica del prodotto: in via generale, i prodotti freschi, in quanto microbiologicamente più deperibili, riporteranno la data di scadenza, mentre in tutti gli altri figurerà il “TMC”. I casi in cui il tipo di indicazione da fornire ed il periodo di durabilità sono direttamente predeterminati per legge sono rari; un esempio è quello del “latte fresco pastorizzato”.

Fonte

Libro bianco sul latte e prodotti lattiero caseari.

Analisi delle conoscenze scientifiche e considerazioni sul valore del consumo di latte e derivati.

Progetto editoriale Assolatte con la partecipazione di: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), anche in qualità di coordinatore degli Autori; Istituto Superiore di Sanità (ISS); Società Italiana di Gastroenterologia (SIGE); Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI); Società Italiana di Pediatria; Società Italiana di Medicina Interna (SIMI); Ministero della Salute.

Autore: Carla Favaro

Comitato scientifico

Articoli nel medesimo numero:

[catlist search="agosto2008" numberposts=10]

Share.

Comments are closed.