Per molto tempo le raccomandazioni su energia, nutrienti, gruppi di alimenti, frequenze di consumo, modelli dietetici e salute umana sono stati tradizionalmente i punti focali delle raccomandazioni alimentari.

SOMMARIO USCITA 99:

  • L’impatto delle produzioni animali
  • Il valore nutritivo degli alimenti di origine animale
  • La convergenza tra nutrizione e sostenibilità

La scienza della nutrizione non è più l’unico pilastro delle raccomandazioni poiché c’è oggi consapevolezza sulla necessità di coniugare le scelte alimentari salutari con sistemi alimentari più sostenibili, per cui parecchie Linee Guida per una sana alimentazione di molti Paesi, tra cui anche le nostre (21, 22) aggiungono il pilastro “sostenibilità”.

E, come detto nell’introduzione, in questo campo i messaggi dei media riguardanti diete sane e sostenibili sono polarizzanti e accomunati dal comune tema “prodotti animali = cattivi” e “prodotti vegetali = buoni” portando un modo di classificazione che certamente può essere rapido e pratico, ma piuttosto erroneo e grossolano perché crea una falsa dicotomia nelle scelte alimentari, appiattendo in un’unica specie sia i prodotti animali che quelli vegetali,  trascurando che al loro interno ci sono regni tassonomici estesi e diversificati, composti da migliaia di opzioni dietetiche che possono essere coltivate o allevate, raccolte, lavorate, preparate e consumate in molti modi diversi che incidono sulla salute e sulla sostenibilità.

Dieta e sostenibilità sono argomenti estremamente complessi e dinamici, che richiedono molte più sfumature rispetto al raggruppamento binario buono/cattivo.

Pur non esistendo un unico modello di sistema alimentare sostenibile, possiamo tuttavia individuarne alcuni principi comuni.

PRINCIPI COMUNI IDENTIFICATI DA FAO/OMS (23) CHE CONSISTONO NEL:

a) Utilizzare un approccio olistico che consideri tutti i domini della sostenibilità: salute, ambiente, sociale ed economico
b) Adottare un approccio collaborativo, operando al di là delle discipline scientifiche, dei settori industriali e dei confini nazionali
c) Migliorare la raccolta/condivisione dei dati, standardizzare le metriche e dipendere dal processo decisionale basato sull'evidenza

Se consideriamo il sistema in maniera olistica, infatti, sebbene l’allevamento possa essere ad alto impatto per consumo di risorse e comportare impatti ambientali significativi, i sistemi di produzione animale svolgono anche funzioni essenziali per il benessere umano e del pianeta.

Uno di questi servizi è il riciclaggio e trasformazione dei nutrienti ad opera dei ruminanti, che ogni anno utilizzano per l’alimentazione milioni di tonnellate di sottoprodotti di origine vegetale, la maggior parte dei quali non commestibili per l’uomo, che potrebbero altrimenti diventare prodotti di scarto con produzione di gas clima-alteranti. La rimozione dell’allevamento animale potrebbe quindi ripercuotersi sfavorevolmente sull’ambiente (24, 25).

Ma non solo, i ruminanti che pascolano su terreni non adatti alla produzione di colture commestibili per l’uomo possono trasformare vegetali a basso contenuto di nutrienti e non commestibili per l’uomo, in alimenti animali ricchi di nutrienti, producendo allo stesso tempo letame ricco di nutrienti che può essere utilizzato come compost naturale e fertilizzante (26) che possono essere utilizzati per migliorare naturalmente la qualità e la fertilità dei terreni in cui vengono effettuate le colture vegetali.

Sia i sottoprodotti animali che quelli vegetali possono essere utilizzati come substrati per i biocarburanti, riducendo così la dipendenza dai combustibili fossili e abbassando l’impronta di carbonio complessiva dell’agricoltura.

Tutti questi ecosistemi mostrano che l’agricoltura vegetale e animale possono avere una relazione simbiotica e complementare, in quanto si aiutano a vicenda per rimanere in equilibrio e hanno bisogno l’una dell’altra per prosperare (Figura 3).

Nei paesi a basso/medio reddito molti dei servizi associati all’agricoltura vegetale e animale possono persino essere considerati più preziosi del denaro, in quanto forniscono molteplici beni e servizi che sono direttamente necessari per la sopravvivenza e mantengono il loro valore in tempi di incertezza economica (27, 28).

Pur se di difficile quantificazione, questi servizi di approvvigionamento e controllo forniti dall’agricoltura vegetale e dall’allevamento sono di fondamentale importanza per la sostenibilità sociale, economica e ambientale (29).

Ovviamente perché questo possa essere sempre possibile sono necessari interventi di educazione alimentare e di politiche alimentari tali da ridurre nella popolazione la richiesta così forte di prodotti di origine animale, soprattutto carni rosse e trasformate.

CONCLUSIONI

Ecco, quindi, che esiste la necessità di abbandonare la visione polarizzante “vegetali, sì/animali, no” per abbracciare un approccio più sistemico alla sostenibilità nelle raccomandazioni alimentari.

Nonostante tutti i benefici sopra elencati mostrino i ruoli complementari che l’agricoltura e l’allevamento animale possono fornire alla salute, alle società, alle economie e all’ambiente, c’è ovviamente ancora bisogno di grandi cambiamenti nei nostri sistemi alimentari globali per migliorare la salute della popolazione e del pianeta.

Entrambi hanno margini di miglioramento ed entrambi dovranno essere migliorati per poter nutrire una popolazione in crescita utilizzando un minor numero di risorse naturali e producendo meno rifiuti.

Ma soprattutto un ruolo essenziale dovrà essere svolto dall’informazione e dall’educazione alimentare,  per guidare il consumatore non a semplicistici dualismi ma verso una dieta equilibrata, basata per la stragrande maggioranza sui prodotti di origine vegetale (frutta, verdura, cereali integrali, legumi e oli vegetali) ma che non sia carente di prodotti animali nelle corrette quantità, con maggiore preferenza verso prodotti lattiero-caseari, pesce e carni bianche e una frequenza di consumo minore di carni rosse e trasformate, delle quali continuiamo a consumarne quantità eccessive.

Questo significherà diminuirne il consumo in alcuni Paesi ed aumentarne il consumo in altri.

Il contributo della zootecnia, se eseguita correttamente e in linea con gli ecosistemi locali e i contesti sociali, dovrebbe essere parte della soluzione per migliorare la salute pubblica e la resilienza ambientale, non il problema.

Descriverlo come un “problema” è invece controproducente e rafforzerà il divario Natura/Cultura, rischiando di lanciare un esperimento di massa con esiti imprevedibili e con una serie completamente nuova di preoccupazioni etiche (18).

Fonti animali e fonti vegetali possono e devono avere un ruolo nel nutrire una popolazione globale in forte aumento, garantendo la crescita delle forniture alimentari, dei mezzi di sussistenza, dei mercati e delle tradizioni in tutto il mondo, senza ripercussioni sulla salute del pianeta.

A cura di: Prof. Andrea Ghiselli, Direttore del Master di I livello in Scienza dell’Alimentazione e Dietetica Applicata, Unitelma Sapienza, Roma.

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