L’opinione del Prof. LUCA PIRETTA Gastroenterologo, Nutrizionista e Docente di Allergie e intolleranze alimentari Università Campus Bio-Medico di Roma

La colecistectomia costituisce un intervento chirurgico che viene comunemente eseguito per trattare le patologie biliari, tra cui la principale è la formazione di calcoli biliari, che possono causare sintomi come nausea, vomito e dolore addominale. La bile, contenente gli acidi biliari prodotti dal fegato viene principalmente immagazzinata e concentrata nella cistifellea (o colecisti).

In caso di patologia come la formazione di calcoli o nel sospetto di un polipo maligno si esegue la asportazione della colecisti (colecistectomia) per prevenire complicanze come la colecistite acuta, la pancreatite o la colangite, oppure per rimuovere un tumore.  Dopo la colecistectomia, la capacità dell’organismo di digerire i lipidi si può alterare perché la mancanza della cistifellea determina l’assenza del carico di bile concentrata, raccolta in questo deposito naturale, che in condizioni fisiologiche viene immessa nel duodeno per favorire l’azione emulsionante sui grassi che predispone alla loro digestione ad opera delle lipasi intestinali.

La sindrome post-colecistectomia si identifica quando alcuni sintomi gastrointestinali (sia riguardanti la parte alta che quella bassa del tratto gastrointestinale) si manifestano dopo l’intervento chirurgico.

È stato riportato che questa sindrome colpisce dal 5% al ​​40% degli individui sottoposti a colecistectomia. I sintomi possono includere mal di stomaco, pirosi, nausea, vomito, flatulenza, gonfiore, diarrea o dolore persistente nella parte superiore destra dell’addome (1).

Si ritiene che questi sintomi non siano causati dalla colecistectomia, ma piuttosto esacerbati da essa.

Inoltre, i pazienti possono anche manifestare sintomi di gastrite a causa del reflusso duodeno-gastrico di acidi biliari. Dopo la colecistectomia, non esiste uno standard universale per la terapia nutrizionale medica (2) e questa dovrebbe essere adattata alle esigenze individuali del paziente e potrebbero essere necessari diversi aggiustamenti dietetici. Abitualmente si raccomanda di limitare l’assunzione di grassi per alcuni mesi per consentire al fegato di adattarsi all’assenza della cistifellea lasciando la reintroduzione dei grassi in un tempo successivo e facendolo in modo graduale cercando sempre di evitare quantità eccessive in un singolo pasto (1).

ALIMENTAZIONE DOPO LA COLECISTECTOMIA: COSA CAMBIA DAVVERO

È stata recentemente pubblicata una review della letteratura esistente in merito alle indicazioni alimentari da seguire dopo colecistectomia (3) nel tentativo di comprendere al meglio l’effetto dei vari fattori dietetici, sebbene la letteratura su questo argomento sia limitata. Lo scopo di questa revisione è stata quello di indagare i vari effetti dei diversi fattori dietetici sui pazienti sottoposti a colecistectomia e come gli alimenti possano influenzare lo stato di salute generale dopo l’intervento chirurgico. Questa revisione fornisce uno stato dell’arte e una panoramica di come i cambiamenti dietetici possano influenzare gli eventuali disturbi dei pazienti e quali modifiche possano essere apportate per migliorare l’esito dell’intervento di colecistectomia.

 

Lo studio della letteratura ha evidenziato che una dieta a basso contenuto di grassi non rappresenta in realtà una indicazione consolidata dalle evidenze, e che addirittura non esistono raccomandazioni specifiche, scientificamente validate, per l’alimentazione successiva a questo intervento chirurgico (4-6). In uno studio condotto da Blasco et al, sono state apportate modifiche alla dieta con lo scopo di ridurre l’apporto di grassi in un gruppo di 83 pazienti sottoposti a colecistectomia (7).

Lo studio ha rilevato che non vi era alcuna differenza apprezzabile dell’impatto di una dieta a basso contenuto di grassi sul tasso di miglioramento dei sintomi post-operatori rispetto ai controlli. Tuttavia, molti esperti consigliano di procedere con cautela e limitare l’assunzione di lipidi nelle prime settimane successive all’intervento chirurgico, al fine di ridurre il rischio di sviluppare sintomi di sindrome post-colecistectomia (8,9).

LATTE E DERIVATI DOPO L’INTERVENTO: COSA DICONO LE EVIDENZE

La conclusione degli autori di questa review è che il contenuto di grassi negli alimenti non ha un impatto significativo sui sintomi post-colecistectomia. Tuttavia, gli individui che consumano determinati alimenti, come carne lavorata, cibi fritti e grassi, tendono a presentare sintomi più gravi dopo colecistectomia, mentre l’introduzione di latte e derivati nella dieta non svolge alcun ruolo nello scatenare l’eventuale comparsa dei sintomi. Sebbene il ruolo degli interventi dietetici nella gestione dei sintomi e degli esiti post-colecistectomia rimanga complesso e multifattoriale, i risultati di queste ricerche sottolineano la necessità di una consulenza dietetica personalizzata, adatta alle esigenze specifiche di ogni individuo.

Un altro importante studio (10) evidenzia che sebbene non esistano diete specifiche da raccomandare dopo la rimozione della cistifellea, alcuni consigli nutrizionali dovrebbero essere seguiti da questi pazienti, come evitare cibi ricchi di grassi, fritti, piccanti e unti, cibi contenenti zucchero raffinato e caffeina. Anche in questo caso non esistono controindicazioni all’introduzione del latte e derivati nella dieta. Viene raccomandato un aumento lento e progressivo della quantità di fibre solubili (avena e orzo) nella dieta e di consumare pasti più piccoli e frequenti per consentire un’adeguata miscelazione con la piccola quantità di bile presente nel duodeno (Tabella 1).

Tabella 1. Raccomandazioni nutrizionali nelle fasi post-chirurgica e a lungo termine, orientate al controllo dei sintomi gastrointestinali e alla prevenzione delle complicanze metaboliche (10).

VERSO UNA DIETA MEDITERRANEA E PERSONALIZZATA

Alla luce di tutte queste evidenze si può concludere che la dieta dopo l’asportazione della colecisti non deve discostarsi eccessivamente dalla tradizionale dieta mediterranea. L’impiego del latte e dei derivati non risulta essere foriero di alcun tipo di disturbo e tantomeno della sindrome post-colecistectomia. In considerazione dell’apporto di principi nutritivi indiscutibilmente ricco in termini di proteine, minerali e vitamine offerto dal latte e dai derivati non esiste alcuna ragione per ritardare la loro introduzione in una sana alimentazione dopo l’intervento di colecistectomia.

L’unica precauzione, sebbene come abbiamo osservato non esistono chiare evidenze in proposito, può essere rappresentata dall’utilizzo di formaggi ad alto contenuto di grassi che potrebbero essere reintrodotti dopo un mese dall’intervento e sempre in quantità contenute. Questa precauzione deve essere valutata all’interno di una dieta personalizzata che tenga conto dell’intero apporto nutrizionale e calorico dell’individuo e soprattutto rispettando il principio dei pasti di scarso volume e frequenti. La ragione della precauzione nasce dal fatto che venendo a mancare il carico biliare della contrazione della colecisti che immette, nel momento dell’arrivo di cibi grassi al duodeno, un surplus concentrato di bile, potrebbe essere deficitaria l’emulsione dei grassi stessi e di conseguenza le lipasi pancreatiche e intestinali potrebbero avere più difficoltà nella digestione dei trigliceridi.

Questa considerazione è peraltro teorica e nella pratica clinica potrebbe essere una precauzione superflua. Per tale motivo la scelta della personalizzazione della dieta e i tempi dell’introduzione anche dei formaggi grassi rimane appannaggio del medico e delle considerazione che può adottare in ogni singolo paziente.

1) Marcason W: What medical nutrition therapy guideline is recommended post-cholecystectomy? . J Acad Nutr Diet. 2014, 114:1136. 10.1016/j.jand.2014.05.009

2) Yueh TP, Chen FY, Lin TE, Chuang MT: Diarrhea after laparoscopic cholecystectomy: associated factors and predictors. Asian J Surg. 2014, 37:171-7. 10.1016/j.asjsur.2014.01.008.

3) Dahmiwal T, Zade A, Tote D, et al. (May 27, 2024) Dietary Considerations in Cholecystectomy: Investigating the Impact of Various Dietary Factors on Symptoms and Outcomes. Cureus 16(5): e61183. DOI 10.7759/cureus.61183

4) Matsudaira S, Fukumoto T, Yarita A, Hamada J, Hisada M, Fukushima J, Kawarabayashi N: A patient with cystic duct remnant calculus treated by laparoscopic surgery combined with near-infrared fluorescence cholangiography. Surg Case Rep. 2020, 6:146. 10.1186/s40792-020-00909-7

5) Filip M, Saftoiu A, Popescu C, Gheonea DI, Iordache S, Sandulescu L, Ciurea T: Postcholecystectomy
syndrome – an algorithmic approach. J Gastrointestin Liver Dis. 2009, 18:67-71.

6) Lublin M, Crawford DL, Hiatt JR, Phillips EH: Symptoms before and after laparoscopic cholecystectomy for gallstones. Am Surg. 2004, 70:863-6.

7) Blasco Y, Muñante M, Gómez FL, Jovell E, Bernad LM: Low-fat diet after cholecystectomy: should it be systematically recommended?. Cir Esp Engl Ed. 2020, 98:36-42. 10.1016/j.cireng.2019.12.006

8) Borly L, Anderson IB, Bardram L, et al.: Preoperative prediction model of outcome after cholecystectomy for symptomatic gallstones. Scand J Gastroenterol. 1999, 34:1144-52. 10.1080/003655299750024968

9) Luman W, Adams WH, Nixon SN, Mcintyre IM, Hamer-Hodges D, Wilson G, Palmer KR: Incidence of
persistent symptoms after laparoscopic cholecystectomy: a prospective study. Gut. 1996, 39:863-6.
10.1136/gut.39.6.863

10) Altomare D, Maria T Rotelli MT, Palasciano N Diet After Cholecystectomy. Curr Med Chem 2019;26(19):3662-3665. doi: 10.2174/0929867324666170518100053