Si fa (troppo) presto a dire intolleranza…

0

Credersi intollerante senza esserlo e seguire, senza ragione, una dieta ‘fai da te’ senza lattosio non solo condiziona notevolmente le scelte alimentari, ma può incidere negativamente sulla salute.

In particolare, può ridurre la concentrazione nel colon di sostanze con azione antinfiammatoria e acidificante sull’ambiente intestinale, utili per stimolare la proliferazione della flora batterica acidofila “buona” e inibire le specie batteriche indesiderate. Ma non è tutto. Una dieta nel complesso squilibrata può portare, tra le altre cose, a carenze di vitamina D e di calcio, essenziali per la salute delle ossa (2).
In particolare, va chiarito molto bene alle persone allarmate per aver ricevuto informazioni sbagliate che l’intolleranza al lattosio non causa danni intestinali, né malassorbimento o problemi gravi di salute!

Il lattosio deve essere escluso dalla dieta solo se necessario, ovvero quando ci sono sintomi reali e ben diagnosticati dal medico, dopo aver effettuato i test appositi (vedi paragrafo successivo) ed escluso altre situazioni cliniche con sintomi sovrapponibili come per esempio, colon irritabile, intolleranza agli zuccheri fermentabili non assorbibili e malattie infiammatorie croniche intestinali. Solo in presenza di una diagnosi certa, sarà il medico o il nutrizionista che dovrà prescrivere una dieta equilibrata e corretta, eventualmente comprensiva di alimenti ricchi di calcio come sgombro, sardine, spinaci, radicchio, indivia, cavoli, broccoli, carciofi, fagioli, mandorle, nocciole, semi di sesamo, e ricchi di vitamina D come salmone e uova.

IL TEST E LA DIETA AD ESCLUSIONE: ESSENZIALI ENTRAMBI

Una volta che si ha il sospetto clinico, è fondamentale eseguire i test specifici. Le principali metodiche sono due, il Breath Test (3) e il Test genetico (4). Il breath test è un esame semplice passato dal sistema sanitario nazionale che misura il tasso d’idrogeno presente nell’aria espirata dopo il consumo di latte: chi non digerisce il lattosio, tenderà a riportarne valori piuttosto alti, segno della conseguente fermentazione intestinale. In alcuni centri diagnostici, c’è anche la possibilità di verificare se la risposta migliora con l’assunzione di lattasi sintetiche. In ogni caso, come accade per altri test, anche questo può dare falsi positivi e falsi negativi. Per questo, conviene – sotto la supervisione di un nutrizionista – attuare una dieta senza lattosio per valutare la scomparsa dei sintomi, e reinserirlo successivamente per interpretare la risposta clinica. Il test genetico, invece, è consigliato in particolare per i bambini (a partire dai 3 anni) in quanto si tratta di un semplice prelievo salivale.
 

1 Una dieta “lactose free” senza rinunciare ai latticini? Si può!

 

2 Si fa (troppo) presto a dire intolleranza…

 

3 Non esiste una cura per l’intolleranza, ma…

 

4 “Senza lattosio” non significa necessariamente “senza latte”

 

Autore:

SAMANTHA BIALE, nutrizionista-diet coach e giornalista

 

Scarica il numero di Ottobre 2016 de L’Attendibile:

Latticini e benessere
Una dieta “lactose free” senza rinunciare ai latticini? Si può!

Il lattosio è diventato un ‘sorvegliato speciale’ nelle diete di molte persone che stanno cambiando radicalmente le proprie abitudini alimentari. A volte, senza motivo. Ecco come porsi di fronte alla questione lattosio, senza fare scelte o sacrifici inutili.

 

 

Condividi.

Commenti chiusi.