Infanzia e adolescenza

La possibilità che un adeguato consumo di prodotti lattiero-caseari giochi un ruolo nella regolazione della pressione arteriosa nasce dai risultati di studi clinici e di laboratorio che, in generale, suggeriscono che una dieta ricca in calcio, e quindi soprattutto in latte e derivati, è associata a valori pressori più bassi in confronto ad un dieta povera in calcio.

Tra gli studi più importanti al riguardo c’è sicuramente lo studio DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension), uno studio randomizzato controllato, che ha dimostrato come una dieta ricca in frutta, vegetali e in prodotti lattierocaseari a basso contenuti in grassi, riduca significativamente la pressione arteriosa entro due settimane dall’inizio.

Una re-analisi dei dati del DASH, ha recentemente dimostrato che questo tipo di dieta è efficace nel ridurre la pressione arteriosa in diversi sottogruppi di popolazione, giovani e anziani, attivi e sedentari, donne e uomini, ecc.

Sebbene la maggior parte delle evidenze disponibili indichi nella ricchezza in calcio dei prodotti lattiero-caseari il motivo principale dell’effetto protettivo sulla pressione arteriosa di questi alimenti, esistono motivi ragionevoli pensare che anche altri micro e macronutrienti in essi contenuti possano mediare questo effetto.

Innanzitutto, la somministrazione di calcio in forma di supplemento farmacologico ha fornito risultati contrastanti e di solito inferiori a quelli ottenuti con l’aumento del consumo di latte e derivati. In secondo luogo, è oggi meglio documentata la presenza di altri nutrienti nei prodotti lattiero-caseari, quali peptidi bioattivi e altri minerali, che possono influenzare in maniera diretta o indiretta la pressione arteriosa.

Scopo di questa breve rassegna è riassumere i risultati dei principali studi disponibili sull’associazione tra pressione arteriosa e consumo di prodotti lattiero-caseari nei bambini e negli adolescenti.

L’apporto di nutrienti con la dieta è considerato un importante fattore ai fini della regolazione della pressione arteriosa, che è un fattore di rischio documentato per le malattie cardiovascolari e l’ictus. L’identificazione dei fattori specifici che possono influenzare la pressione arteriosa all’aumentare dell’età, può essere molto importante per la prevenzione precoce e, quindi, per ridurre l’incidenza e la prevalenza dell’ipertensione.

Il valore preventivo è particolarmente evidente quando si considerino quei fattori in grado di influenzare la pressione arteriosa già durante l’infanzia: è noto che i bambini con valori pressori al di sopra della media per età sono più propensi allo sviluppo di ipertensione in età adulta.

L’adulto

Per quanto riguarda il consumo di prodotti lattiero-caseari, la sua associazione con la pressione arteriosa è stata studiata estensivamente nell’adulto soprattutto in relazione al possibile ruolo del calcio e i risultati sono in generale favorevoli, pur essendo quantitativamente di lieve entità.

Un punto ancora controverso è quello relativo alla possibilità che un aumentato apporto di calcio con la dieta sia più efficace in alcuni sottogruppi di popolazione che in altri: è verosimile che la pressione arteriosa degli individui che seguono abitualmente una dieta povera in calcio (o durante le fasi di relativa deficienza di calcio, come gravidanza e accrescimento), si riduca sensibilmente al ripristino di un adeguato apporto del nutriente.

Ma in che modo una dieta ricca in calcio può ridurre i valori pressori?

È noto da tempo che l’ipertensione arteriosa è associata ad anomalie del metabolismo del calcio quali un’eccessiva perdita di calcio con le urine e un aumento della concentrazione di calcio all’interno delle cellule. Semplificando un fenomeno biologico che è molto complesso, possiamo dire che quando l’aumento del calcio nella cellula interessa le cellule muscolari lisce che costituiscono la parete delle nostre arterie, queste si “restringono”, provocando così l’aumento della pressione.

Ora, secondo quello che è comunemente noto come “il paradosso del calcio”, quanto maggiore è l’apporto di calcio con la dieta, tanto più bassi sono i livelli di calcio intracellulare: una dieta ricca in calcio potrebbe così influenzare indirettamente il grado di costrizione delle nostre arterie e, quindi, contribuire alla regolazione della pressione arteriosa.

Anomalie del metabolismo del calcio associate alla pressione arteriosa, sono state osservate anche nei bambini, ma i dati disponibili non sono numerosi: il calcio sierico totale, ma non quello ionizzato, è risultato essere più elevato in adolescenti affetti da ipertensione. L’escrezione urinaria di calcio è risultata essere più elevata in adolescenti con valori più alti di pressione arteriosa, dato non confermato però nelle ragazze.

Bambini e ragazzi

Queste osservazioni sono state comunque di stimolo alla realizzazione di studi per comprendere se esista un’associazione tra consumo di prodotti lattierocaseari e pressione arteriosa anche in età pediatrica.

In uno studio condotto in ragazzi in età scolare (11-14 anni), in cui è stato paragonato il metabolismo del calcio e l’apporto dietetico dello ione tra ragazzi con pressione medioalta e ragazzi con pressione ai limiti bassi della distribuzione per sesso ed età, sono stati osservati valori di calcio sierico più bassi nei partecipanti con pressione medio-alta ma nessuna differenza per quanto riguarda l’apporto di calcio con la dieta.

In uno studio sull’associazione tra fattori nutrizionali (sodio, potassio, calcio e magnesio) e pressione arteriosa, condotto in un ampio campione di bambine di età 9-10 anni, non è stata osservata alcuna relazione tra apporto di calcio con la dieta e pressione. In realtà, in questo studio, nessuno dei fattori nutrizionali esaminati, ad eccezione dell’apporto in fibre, è risultato essere un predittore indipendente della pressione arteriosa.

Nello studio DISC (Dietary Intervention Study in Children), l’analisi dei dati raccolti in un periodo di tre anni ha dimostrato che in bambini di età 8-11 anni, quanto più alto era l’apporto di calcio, potassio, magnesio, proteine e fibre tanto più bassi erano i valori pressori (associazione inversa) mentre più alto era quello di grassi, più alta è risultata la pressione (associazione diretta).

Quando veniva analizzato il grado di interdipendenza dell’effetto sulla pressione arteriosa di ciascuno dei fattori nutrizionali studiati, il calcio risultava essere ancora significativamente -e indipendentemente – associato alla pressione diastolica. Gillman e al. e Dwyer e al., in studi controllati randomizzati, hanno osservato che la pressione arteriosa era significativamente più bassa in  ambini ed adolescenti che assumevano un supplemento farmacologico di calcio.

Nello studio di Dwyer e al., peraltro, è stato riportato che l’effetto del supplemento era maggiore nei partecipanti che riportavano una dieta abitualmente povera in calcio e, in generale, di prodotti lattiero-caseari.

Come riconciliare questi risultati apparentemente contrastanti? Una possibile spiegazione è che l’analisi degli effetti del calcio alimentare sulla pressione potrebbe essere condizionata dal ruolo svolto dagli altri nutrienti, e sono pochi gli studi che hanno analizzato i pattern alimentari nella loro complessità.

Questa caratteristica è propria sia dello studio DISC che del DASH, discussi in precedenza, in cui l’ampiezza del campione ha permesso di registrare un effetto significativo, ancorché minimo, dell’apporto di calcio sulla pressione arteriosa, tenendo conto di numerosi altri fattori nutrizionali, spesso tra loro così strettamente legati da rendere difficile separarne gli effetti.

Recentemente sono stati pubblicati i risultati di un’analisi prospettica, relativi ad un’osservazione di 8 anni del database del Framingham Children’s Study, che mostrano come i bambini che nella prima infanzia seguivano una dieta ricca in frutta e vegetali (4 porzioni al giorno o più) e ricca in prodotti lattiero-caseari (2 porzioni al giorno o più) mostravano all’inizio dell’adolescenza una pressione arteriosa sistolica significativamente più bassa rispetto a coloro che seguivano una dieta povera in frutta, vegetali e prodotti lattierocaseari (Pressione sistolica=106±3 vs. 113±1.5 mmHg, Media±deviazione standard).

Prese insieme, le informazioni desunte dal DASH negli adulti e dagli altri due studi realizzati in campioni in età pediatrica suggeriscono che un aumentato apporto di calcio con la dieta, e quindi un adeguato consumo di latte e derivati, è efficace nel ridurre la pressione arteriosa soprattutto se inserito nell’ambito di una alimentazione “salutare” per varietà e contenuto in nutrienti.

Conclusioni

I dati disponibili in letteratura forniscono risultati contraddittori sull’impatto del consumo dei prodotti lattiero-caseari sul controllo della pressione arteriosa.

Questo può però essere in parte legato alle caratteristiche nutrizionali di questo gruppo di alimenti: essi infatti, a fronte di un elevato apporto di calcio (che può essere benefico per la pressione), molto spesso sono ricchi in grassi e in sodio, nutrienti che possono invece influenzare negativamente la pressione per cui l’effetto netto può essere nullo o minimo.

Per quanto riguarda i grassi, vale la pena ricordare che tanto nello studio DASH che nel Framingham Children’s Study, prima citati, l’effetto favorevole sulla pressione arteriosa era stato ottenuto aumentando l’apporto di calcio con la dieta con prodotti lattiero- caseari a basso contenuto in grassi.

Un discorso a parte merita invece l’aumento dell’apporto di sodio associato al consumo di molti formaggi, per lo più quelli stagionati. Sempre lo studio DASH ha fornito evidenza che la dieta ricca in prodotti lattiero-caseari a basso contenuto in grassi e ricca in frutta e vegetali determinava la maggiore riduzione della pressione arteriosa quando associata ad un dieta moderatamente povera in sodio.

In questa ottica, nell’ambito dei prodotti lattiero-caseari, un discorso a parte va fatto per il latte, che è solitamente il principale alimento di questa categoria consumato nell’infanzia: il latte è una complessa mistura di macro e micronutrienti, ricca in calcio ma anche ricca in potassio e magnesio, e relativamente povera in sodio, una combinazione questa particolarmente favorevole per la riduzione dei valori pressori.

È stata inoltre documentata la presenza nella frazione proteica del latte di molecole (peptidi) ad azione inibitrice sulla sintesi di angiotensina -un potente vasocostrittore che in teoria possono influenzare la regolazione della pressione arteriosa.

Sono stati ottenuti diversi tipi di latte fermentati ricchi in questi peptidi bioattivi, che hanno mostrato un effetto antiipertensivo in ratti ipertesi e normotesi. Di recente, è stato osservato in pazienti ipertesi che il consumo quotidiano di questo tipo di latte – somministrato per un periodo di 21 settimane – è associato ad una significativa riduzione della pressione arteriosa.

Questi risultati, sebbene molto preliminari, aprono un’interessante prospettiva nella comprensione del possibile ruolo del latte e dei suoi derivati nella regolazione della pressione arteriosa.

Infine, qualora gli effetti protettivi sulla pressione arteriosa di una dieta ricca in latte e derivati siano meglio documentati, è lecito attendersi che siano minimi: ciò non di meno, studi di popolazione hanno dimostrato che anche una riduzione della pressione arteriosa di questa entità può avere un impatto importante sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Le indicazioni disponibili al momento suggeriscono che il consumo di prodotti lattiero caseari, importante in questa fascia di età per garantire un adeguato apporto di calcio alimentare durante la crescita, potrebbe giocare un ruolo nella prevenzione primaria dell’ipertensione.

Il latte e i suoi derivati sono, infatti, alimenti ricchi in nutrienti potenzialmente utili nel ridurre la pressione arteriosa in bambini e adolescenti, in particolare se inseriti in un modello alimentare povero in grassi, povero in sodio, e ricco in frutta e vegetali.

Studi ulteriori sono necessari per valutare l’effetto a lungo termine del consumo di prodotti lattiero-caseari sulla pressione arteriosa e, nell’ottica di un effetto protettivo più ampio, su altri fattori di rischio cardiovascolare quali, ad esempio, il sovrappeso, potenzialmente in grado di influenzare lo stato pressorio dell’individuo anche in età pediatrica.

Autore: Carla Favaro

Comitato scientifico

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